Ore 23:34 - monitoraggio delle mie emozioni, no, forse della mia persona
TUTTA, no forse solo e più semplicemente "atto di bisogno". Mio Stato
come musicoterapeuta di me stessa: disperato, di quella disperazione sana che
sa dove andare a parare, ma non per questo non ne soffre. Stato del paziente,
come fossi me stessa: sollevato, perchè finalmente qualcuno si è preso cura di
me e proverà a continuare a farlo: IO. Stato verso la seduta: un
microcosmo accogliente. Stato verso l'esterno: "niente compromessi":
le emozioni profonde sgorgano e zampillano, a volte inebriando e a volte
ferendo chi mi è vicino, ma tutto è vissuto come un canale privilegiato.
E' giunta la fine di questo giorno e questo giorno è stato la fine di
questo percorso. Penso "fortuna che almeno il percorso non è
finito!", "fortuna che il prof. Benenzon ha con lungimiranza pensato
ad un quarto, quinto, sesto livello e addirittura Magister". Altrimenti
non darei tregua a questo senso di vuoto, perché, lo si diceva quest'oggi, ogni
abbandono è un trauma, seppur piccolo come oggi, ma pur sempre trauma. Averne
consapevolezza mi rincuora. Avere, in generale, più consapevolezza di ciò che
sono, grazie ai percorsi emozionali che mi portano con più lucidità a sapere
ciò che sento, mi rincuora. Grazie a tutti voi, grazie a me stessa e grazie a
questo Signore classe '39 che continua a sottrarre o, come proponeva con
sottigliezza Anna, a sfoltire un cespuglio incolto per darvi una forma. A
scolpire la roccia per dare alito ad una statua a cui vien da chiedere
"perchè non parli"! Ecco perchè nella vita lui è anche uno scultore!
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