Purtroppo non sono impressioni a caldo, è passato un giorno dal weekend in cui abbiamo affrontato, o meglio dire vissuto, il secondo livello di Benenzon.
Esperienza unica. Aspetto con ansia il prossimo weekend per il terzo livello: uno o più punti nel mio cervello e nel misterioso profondo sono stati attivati o riattivati, scoperti, indagati ed ora non possono fare a meno di continuare a nutrirsi di questa manna.
Cosa ci resta di questa esperienza? E cosa ci apre questa esperienza? Verso cosa o chi ci proietta?
Dico a me stessa:
L’auto-identificazione, la costante necessità di mantenere attivo il focus e la consapevolezza verso sé stessi, ciò che ci succede, che ci trasforma, non verso ciò che vogliamo o ci aspettiamo, ma semplicemente verso ciò che siamo. Lo specchio ci aiuterà (ora capisco il benessere del prendere l’ascensore con gli specchi prima di un momento importante!).
La sottrazione. Come fanno le persone di buon gusto, come quando la semplicità e la finezza sono qualità, allora è sempre meglio sottrarre piuttosto che aggiungere. Non gli strumenti, ma le elucubrazioni mentali, i percorsi complicati che non pagano, le aspettative, le proiezioni, il nostro bagaglio articolato e confuso.
La sospensione. Contare fino a tre, ma lentamente, prima di parlare e anche prima di pensare. Sospendere il giudizio, trasformarlo in consapevolezza delle proprie sensazioni, attendere gli altri come sé stessi.
Giochiamo?
Sarei felice di sapere cosa vi rimane o cosa dite a voi stessi dopo questa esperienza, dovendo scegliere 3 parole. (Vi sono grata se vi andrà di giocare e condividerlo).
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